Non usare mai il terriccio universale per queste piante: ecco quali soffrono di più

A volte sembra così comodo prendere quel sacco di terriccio universale, aprirlo al volo e usarlo per qualsiasi pianta, soprattutto quando abbiamo fretta o poca voglia di complicazioni. Eppure ci sono specie che, con quel mix generico, finiscono rapidamente in sofferenza: radici che non respirano, ristagni d’acqua nascosti, crescita stentata. È un po’ come costringere tutti a indossare la stessa misura di scarpe: qualcuno starà comodo, ma altri inevitabilmente soffriranno.

Perché il terriccio universale non basta sempre

Il terriccio universale nasce come soluzione “media”: abbastanza morbido, discretamente drenante, ricco il giusto. Il problema è proprio questo: è pensato per essere tutto e niente. Per molte piante funziona, ma per quelle più esigenti diventa un limite.

Le radici di certe specie richiedono:

  • più aria,
  • più drenaggio,
  • o al contrario una maggiore ritenzione idrica,
  • oppure un pH specifico.

Il terriccio universale, senza modifiche, tende a compattarsi e trattenere troppa acqua. Col tempo diventa anche povero e stanco, rischiando di ostacolare l’assorbimento dei nutrienti. È un comportamento comune nei substrati a base organica, come spesso accade nella torba.

Le piante tropicali: amano l’umidità, ma non l’acqua stagnante

Le piante tropicali sono quelle che più spesso vediamo soffrire in terriccio universale non arricchito. Apparentemente potrebbero sembrare adatte, perché provengono da ambienti umidi. In realtà, nei loro habitat naturali le radici vivono in terreni ricchi di materia organica, soffici e ben aerati, mai inzuppati.

Un substrato ideale per loro include:

  • fibra di cocco,
  • perlite,
  • corteccia fine,
  • una piccola parte di torba o compost.

Questo mix permette di trattenere umidità senza creare ristagno. Il terriccio universale, da solo, trattiene acqua in eccesso e soffoca le radici, causando ingiallimenti e crescita debole.

Le piante grasse: drenaggio estremo o niente

Le piante grasse sembrano robuste, quasi indistruttibili, ma se finiscono in un terreno compatto vanno incontro a ciò che temono di più: il marciume radicale. È incredibile quanto velocemente possano cedere quando il terreno resta umido troppo a lungo.

Il loro terriccio dovrebbe essere:

  • super drenante,
  • ricco di sabbia grossa,
  • con abbondante pomice o lapillo,
  • leggero e asciutto al tatto.

Il terriccio universale, invece, trattiene umidità anche quando sembra secco in superficie. E per una pianta che in natura vive su rocce o terreni aridi, questo è un problema serio.

Le piante acidofile: il problema del pH

Azalee, camelie, gardenie, ortensie blu e rododendri sono piante che vivono bene solo in terreni con pH acido. Il terriccio universale non ha questa caratteristica e rischia di rendere difficile l’assorbimento di nutrienti fondamentali come il ferro.

Gli effetti tipici sono:

  • foglie gialle con nervature verdi,
  • crescita rallentata,
  • fioriture deboli.

Per queste piante conviene sempre scegliere terricci specifici, progettati per mantenere un pH acido e una buona umidità senza stagnazione.

Le mediterranee: soffrono l’acqua in eccesso

Anche molte piante mediterranee, abituate a terreni asciutti e ventosi, non tollerano substrati che trattengono troppa acqua. Il terriccio universale, se usato da solo, può causare ristagni che portano al collasso radicale. Meglio alleggerirlo con sabbia o inerti, oppure usare miscele pensate per questo tipo di piante.

Quando il terriccio universale può andar bene

Non è da evitare in assoluto. Funziona bene:

  • per piante poco esigenti,
  • quando viene miscelato con materiali specifici,
  • o per rinvasi provvisori.

Il segreto è non usarlo mai “così com’è” per piante che richiedono condizioni particolari.


Scegliere il terriccio giusto è un gesto piccolo ma fondamentale. Cambia completamente la vita della pianta e, spesso, anche il nostro rapporto con il giardinaggio: perché vedere una pianta che prospera è sempre un’enorme soddisfazione, molto più grande dell’apparente comodità di usare un terriccio universale per tutto.

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